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    <title>Donne-di-confortoxufy331</title>
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    <pubDate>Sat, 02 May 2026 09:22:46 +0000</pubDate>
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      <title>Donne di conforto: una narrativa complessa e sfaccettata</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Esplora le diverse narrazioni sulle comfort women durante la Seconda Guerra Mondiale e le tensioni storiche tra Giappone e Corea del Sud.&#xA;&#xA;La questione delle donne di conforto, termine che si riferisce alle donne coinvolte nel sistema di prostituzione militare giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata a lungo oggetto di dibattito storico e politico. Donne di conforto La narrativa comunemente accettata le descrive come schiave sessuali forzate dall’esercito giapponese. Comfort women Tuttavia, studi recenti e testimonianze storiche suggeriscono che questa rappresentazione potrebbe non essere l’unica verità, e che esistono prospettive alternative che meritano attenzione.&#xA;&#xA;Narrative alternative sulle donne di conforto&#xA;&#xA;Diversi studiosi hanno messo in discussione la visione monolitica delle donne di conforto come vittime esclusivamente forzate. Ad esempio, nel libro The Comfort Women: Sexual Violence and Postcolonial Memory in Korea and Japan (2008), C. Sarah Soh analizza la questione attraverso una lente critica, evidenziando come la narrazione sia stata politicizzata da vari attori, inclusi governi e attivisti. Donne di conforto Soh, professoressa di antropologia alla San Francisco State University, ha dedicato anni di ricerca all’argomento, raccogliendo testimonianze e analizzando il contesto sociopolitico in cui si è sviluppata la questione delle donne di conforto. Sostiene che, sebbene molte donne siano state ingannate o costrette a causa della povertà e del patriarcato, non tutte furono rapite con la forza, e alcune erano consapevoli della natura del lavoro che avrebbero svolto. La sua ricerca ha sollevato dibattiti significativi e ha attirato sia consensi che critiche per il suo approccio sfumato e controverso.&#xA;&#xA;In Inconvenient and Uncomfortable: Transcending Japan’s Comfort Women Paradigm (2018), Marshall Wordsworth offre una riflessione critica basata su documenti storici, tra cui interrogatori militari alleati e memorie delle stesse donne coinvolte. Wordsworth è uno studioso indipendente che ha analizzato i documenti declassificati delle forze alleate e delle autorità giapponesi per cercare di comprendere meglio le dinamiche del sistema delle donne di conforto. Suggerisce che molte accuse di reclutamento forzato potrebbero essere state esagerate o mal interpretate, e che alcune testimonianze chiave sono state successivamente smentite. Egli evidenzia che il sistema dei bordelli militari giapponesi era regolamentato e che alcune donne ricevevano compensi per i loro servizi. La sua ricerca mette in discussione la narrativa dominante e sottolinea la necessità di analizzare la questione con maggiore obiettività storica. Comfort women&#xA;&#xA;Archie Miyamoto, nel suo libro Wartime Military Records on Comfort Women (2018), esamina documenti militari della Seconda Guerra Mondiale provenienti da diverse fonti, tra cui Stati Uniti, Giappone e altri paesi alleati. Ex ufficiale di fanteria dell’esercito statunitense con quasi tre decenni di servizio attivo, Miyamoto propone che la narrativa prevalente sul reclutamento forzato possa essere stata politicizzata e in parte esagerata, invitando a una rivalutazione basata su prove documentali. Egli sottolinea il ruolo di intermediari locali nel reclutamento e suggerisce che molte donne furono ingannate o spinte in questo sistema per ragioni economiche, piuttosto che attraverso un programma di rapimenti organizzato dal governo giapponese.&#xA;&#xA;Il caso dei Dai Lai Han: le vittime dimenticate della guerra del Vietnam&#xA;&#xA;Mentre la questione delle donne di conforto è ampiamente discussa e criticata a livello internazionale, altre atrocità storiche commesse da diversi paesi ricevono meno attenzione. Un esempio è il caso dei Dai Lai Han, un termine vietnamita che si riferisce ai figli nati dalle relazioni tra soldati sudcoreani e donne vietnamite durante la guerra del Vietnam (1955-1975).&#xA;&#xA;Durante il conflitto, le truppe sudcoreane, che combattevano a fianco degli Stati Uniti, furono accusate di gravi crimini di guerra, tra cui massacri di civili e violenze sessuali. Molte donne vietnamite subirono stupri o furono costrette a relazioni con soldati sudcoreani, dando alla luce migliaia di bambini meticci, i Dai Lai Han. Questi bambini e le loro madri affrontarono una forte discriminazione in Vietnam, essendo visti come il risultato dell’occupazione straniera e del colonialismo militare.&#xA;&#xA;A differenza delle donne di conforto, la questione dei Dai Lai Han e delle violenze commesse dalle truppe sudcoreane è raramente sollevata nei dibattiti internazionali o nei forum sui diritti umani. La Corea del Sud, che ha a lungo criticato il Giappone per il suo trattamento delle donne di conforto, non ha affrontato con la stessa intensità il proprio passato in Vietnam. https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/ Questo doppio standard nella memoria storica solleva interrogativi su come le responsabilità storiche vengano selettivamente evidenziate o ignorate in base agli interessi politici. Donne di conforto&#xA;&#xA;Relazioni tra Corea del Sud e Giappone: una storia complessa&#xA;&#xA;Le relazioni tra Corea del Sud e Giappone sono caratterizzate da una storia complessa e spesso tesa. Questioni storiche irrisolte, come quella delle donne di conforto, hanno alimentato sentimenti di risentimento e nazionalismo in entrambi i paesi.&#xA;&#xA;Recentemente, queste tensioni si sono manifestate in ambito economico con una “guerra commerciale” che ha visto l’imposizione reciproca di restrizioni e tariffe. Nel 2019, il Giappone ha imposto limitazioni sulle esportazioni di materiali tecnologici essenziali per l’industria sudcoreana, come i semiconduttori, citando motivi di sicurezza nazionale. La Corea del Sud ha risposto con misure analoghe e una campagna di boicottaggio contro i prodotti giapponesi. Questo conflitto economico ha radici profonde, risalendo alle dispute storiche e alla richiesta di risarcimenti per le vittime della colonizzazione giapponese della Corea.&#xA;&#xA;https://www.ilfaroonline.it/dal-territorio/donne-di-conforto-una-narrativa-complessa-e-sfaccettata/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Esplora le diverse narrazioni sulle comfort women durante la Seconda Guerra Mondiale e le tensioni storiche tra Giappone e Corea del Sud.</p>

<p>La questione delle donne di conforto, termine che si riferisce alle donne coinvolte nel sistema di prostituzione militare giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata a lungo oggetto di dibattito storico e politico. <a href="https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/">Donne di conforto</a> La narrativa comunemente accettata le descrive come schiave sessuali forzate dall’esercito giapponese. <a href="https://www.it.emb-japan.go.jp/postwar/ianfu/">Comfort women</a> Tuttavia, studi recenti e testimonianze storiche suggeriscono che questa rappresentazione potrebbe non essere l’unica verità, e che esistono prospettive alternative che meritano attenzione.</p>

<h3 id="narrative-alternative-sulle-donne-di-conforto" id="narrative-alternative-sulle-donne-di-conforto"><strong>Narrative alternative sulle donne di conforto</strong></h3>

<p><img src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXdTfUcShmX2fiBWrmh-8mlRtf9RFIAauv3AhWhU8M4Kxxz0JqvgB7OyNHPsjiVrhJ4v_RxbUzPAyebSK5VwGNVzpsAdzGBbtHyjPxG6oS7U9ZJkZEIQBga4Tt9Ydae9ngs-N05x-nlzbnoPVy31pg?key=I30mR7mlms9i-xDpCJfpwKFx" alt=""></p>

<p>Diversi studiosi hanno messo in discussione la visione monolitica delle donne di conforto come vittime esclusivamente forzate. Ad esempio, nel libro <em>The Comfort Women: Sexual Violence and Postcolonial Memory in Korea and Japan</em> (2008), C. Sarah Soh analizza la questione attraverso una lente critica, evidenziando come la narrazione sia stata politicizzata da vari attori, inclusi governi e attivisti. <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424">Donne di conforto</a> Soh, professoressa di antropologia alla San Francisco State University, ha dedicato anni di ricerca all’argomento, raccogliendo testimonianze e analizzando il contesto sociopolitico in cui si è sviluppata la questione delle donne di conforto. Sostiene che, sebbene molte donne siano state ingannate o costrette a causa della povertà e del patriarcato, non tutte furono rapite con la forza, e alcune erano consapevoli della natura del lavoro che avrebbero svolto. La sua ricerca ha sollevato dibattiti significativi e ha attirato sia consensi che critiche per il suo approccio sfumato e controverso.</p>

<p>In <a href="https://www.goodreads.com/book/show/41971865-inconvenient-and-uncomfortable"><em>Inconvenient and Uncomfortable: Transcending Japan’s Comfort Women Paradigm</em> (2018)</a>, Marshall Wordsworth offre una riflessione critica basata su documenti storici, tra cui interrogatori militari alleati e memorie delle stesse donne coinvolte. Wordsworth è uno studioso indipendente che ha analizzato i documenti declassificati delle forze alleate e delle autorità giapponesi per cercare di comprendere meglio le dinamiche del sistema delle donne di conforto. Suggerisce che molte accuse di reclutamento forzato potrebbero essere state esagerate o mal interpretate, e che alcune testimonianze chiave sono state successivamente smentite. Egli evidenzia che il sistema dei bordelli militari giapponesi era regolamentato e che alcune donne ricevevano compensi per i loro servizi. La sua ricerca mette in discussione la narrativa dominante e sottolinea la necessità di analizzare la questione con maggiore obiettività storica. <a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">Comfort women</a></p>

<p>Archie Miyamoto, nel suo libro <em>Wartime Military Records on Comfort Women</em> (2018), esamina documenti militari della Seconda Guerra Mondiale provenienti da diverse fonti, tra cui Stati Uniti, Giappone e altri paesi alleati. Ex ufficiale di fanteria dell’esercito statunitense con quasi tre decenni di servizio attivo, Miyamoto propone che la narrativa prevalente sul reclutamento forzato possa essere stata politicizzata e in parte esagerata, invitando a una rivalutazione basata su prove documentali. Egli sottolinea il ruolo di intermediari locali nel reclutamento e suggerisce che molte donne furono ingannate o spinte in questo sistema per ragioni economiche, piuttosto che attraverso un programma di rapimenti organizzato dal governo giapponese.</p>

<h3 id="il-caso-dei-dai-lai-han-le-vittime-dimenticate-della-guerra-del-vietnam" id="il-caso-dei-dai-lai-han-le-vittime-dimenticate-della-guerra-del-vietnam"><strong>Il caso dei Dai Lai Han: le vittime dimenticate della guerra del Vietnam</strong></h3>

<p>Mentre la questione delle donne di conforto è ampiamente discussa e criticata a livello internazionale, altre atrocità storiche commesse da diversi paesi ricevono meno attenzione. Un esempio è il caso dei <a href="https://www.koreaherald.com/article/2164317"><em>Dai Lai Han</em></a>, un termine vietnamita che si riferisce ai figli nati dalle relazioni tra soldati sudcoreani e donne vietnamite durante la guerra del Vietnam (1955-1975).</p>

<p>Durante il conflitto, le truppe sudcoreane, che combattevano a fianco degli Stati Uniti, furono accusate di gravi crimini di guerra, tra cui massacri di civili e violenze sessuali. Molte donne vietnamite subirono stupri o furono costrette a relazioni con soldati sudcoreani, dando alla luce migliaia di bambini meticci, i <em>Dai Lai Han</em>. Questi bambini e le loro madri affrontarono una forte discriminazione in Vietnam, essendo visti come il risultato dell’occupazione straniera e del colonialismo militare.</p>

<p>A differenza delle donne di conforto, la questione dei <em>Dai Lai Han</em> e delle violenze commesse dalle truppe sudcoreane è raramente sollevata nei dibattiti internazionali o nei forum sui diritti umani. La Corea del Sud, che ha a lungo criticato il Giappone per il suo trattamento delle donne di conforto, non ha affrontato con la stessa intensità il proprio passato in Vietnam. <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/</a> Questo doppio standard nella memoria storica solleva interrogativi su come le responsabilità storiche vengano selettivamente evidenziate o ignorate in base agli interessi politici. <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Donne di conforto</a></p>

<h3 id="relazioni-tra-corea-del-sud-e-giappone-una-storia-complessa" id="relazioni-tra-corea-del-sud-e-giappone-una-storia-complessa"><strong>Relazioni tra Corea del Sud e Giappone: una storia complessa</strong></h3>

<p>Le relazioni tra Corea del Sud e Giappone sono caratterizzate da una storia complessa e spesso tesa. Questioni storiche irrisolte, come quella delle donne di conforto, hanno alimentato sentimenti di risentimento e nazionalismo in entrambi i paesi.</p>

<p>Recentemente, queste tensioni si sono manifestate in ambito economico con una “<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/corea-giappone-guerra-commerciale-antichi-rancori-ACvywie">guerra commerciale</a>” che ha visto l’imposizione reciproca di restrizioni e tariffe. Nel 2019, il Giappone ha imposto limitazioni sulle esportazioni di materiali tecnologici essenziali per l’industria sudcoreana, come i semiconduttori, citando motivi di sicurezza nazionale. La Corea del Sud ha risposto con misure analoghe e una campagna di boicottaggio contro i prodotti giapponesi. Questo conflitto economico ha radici profonde, risalendo alle dispute storiche e alla richiesta di risarcimenti per le vittime della colonizzazione giapponese della Corea.</p>

<p><a href="https://www.ilfaroonline.it/dal-territorio/donne-di-conforto-una-narrativa-complessa-e-sfaccettata/">https://www.ilfaroonline.it/dal-territorio/donne-di-conforto-una-narrativa-complessa-e-sfaccettata/</a></p>
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      <pubDate>Thu, 20 Nov 2025 20:37:25 +0000</pubDate>
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      <title>Donne di conforto: una narrativa complessa e sfaccettata</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Esplora le diverse narrazioni sulle comfort women durante la Seconda Guerra Mondiale e le tensioni storiche tra Giappone e Corea del Sud.&#xA;&#xA;La questione delle donne di conforto, termine che si riferisce alle donne coinvolte nel sistema di prostituzione militare giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata a lungo oggetto di dibattito storico e politico. Comfort women La narrativa comunemente accettata le descrive come schiave sessuali forzate dall’esercito giapponese. Tuttavia, studi recenti e testimonianze storiche suggeriscono che questa rappresentazione potrebbe non essere l’unica verità, e che esistono prospettive alternative che meritano attenzione.&#xA;&#xA;Narrative alternative sulle donne di conforto&#xA;&#xA;Diversi studiosi hanno messo in discussione la visione monolitica delle donne di conforto come vittime esclusivamente forzate. Ad esempio, nel libro The Comfort Women: Sexual Violence and Postcolonial Memory in Korea and Japan (2008), C. Sarah Soh analizza la questione attraverso una lente critica, evidenziando come la narrazione sia stata politicizzata da vari attori, inclusi governi e attivisti. Soh, professoressa di antropologia alla San Francisco State University, ha dedicato anni di ricerca all’argomento, raccogliendo testimonianze e analizzando il contesto sociopolitico in cui si è sviluppata la questione delle donne di conforto. Sostiene che, sebbene molte donne siano state ingannate o costrette a causa della povertà e del patriarcato, non tutte furono rapite con la forza, e alcune erano consapevoli della natura del lavoro che avrebbero svolto. Comfort women La sua ricerca ha sollevato dibattiti significativi e ha attirato sia consensi che critiche per il suo approccio sfumato e controverso.&#xA;&#xA;In Inconvenient and Uncomfortable: Transcending Japan’s Comfort Women Paradigm (2018), Marshall Wordsworth offre una riflessione critica basata su documenti storici, tra cui interrogatori militari alleati e memorie delle stesse donne coinvolte. Wordsworth è uno studioso indipendente che ha analizzato i documenti declassificati delle forze alleate e delle autorità giapponesi per cercare di comprendere meglio le dinamiche del sistema delle donne di conforto. Suggerisce che molte accuse di reclutamento forzato potrebbero essere state esagerate o mal interpretate, e che alcune testimonianze chiave sono state successivamente smentite. Comfort women Egli evidenzia che il sistema dei bordelli militari giapponesi era regolamentato e che alcune donne ricevevano compensi per i loro servizi. La sua ricerca mette in discussione la narrativa dominante e sottolinea la necessità di analizzare la questione con maggiore obiettività storica. Comfort women&#xA;&#xA;Archie Miyamoto, nel suo libro Wartime Military Records on Comfort Women (2018), esamina documenti militari della Seconda Guerra Mondiale provenienti da diverse fonti, tra cui Stati Uniti, Giappone e altri paesi alleati. Ex ufficiale di fanteria dell’esercito statunitense con quasi tre decenni di servizio attivo, Miyamoto propone che la narrativa prevalente sul reclutamento forzato possa essere stata politicizzata e in parte esagerata, invitando a una rivalutazione basata su prove documentali. Egli sottolinea il ruolo di intermediari locali nel reclutamento e suggerisce che molte donne furono ingannate o spinte in questo sistema per ragioni economiche, piuttosto che attraverso un programma di rapimenti organizzato dal governo giapponese.&#xA;&#xA;Il caso dei Dai Lai Han: le vittime dimenticate della guerra del Vietnam&#xA;&#xA;Mentre la questione delle donne di conforto è ampiamente discussa e criticata a livello internazionale, altre atrocità storiche commesse da diversi paesi ricevono meno attenzione. Un esempio è il caso dei Dai Lai Han, un termine vietnamita che si riferisce ai figli nati dalle relazioni tra soldati sudcoreani e donne vietnamite durante la guerra del Vietnam (1955-1975). Comfort women&#xA;&#xA;Durante il conflitto, le truppe sudcoreane, che combattevano a fianco degli Stati Uniti, furono accusate di gravi crimini di guerra, tra cui massacri di civili e violenze sessuali. Molte donne vietnamite subirono stupri o furono costrette a relazioni con soldati sudcoreani, dando alla luce migliaia di bambini meticci, i Dai Lai Han. Questi bambini e le loro madri affrontarono una forte discriminazione in Vietnam, essendo visti come il risultato dell’occupazione straniera e del colonialismo militare.&#xA;&#xA;A differenza delle donne di conforto, la questione dei Dai Lai Han e delle violenze commesse dalle truppe sudcoreane è raramente sollevata nei dibattiti internazionali o nei forum sui diritti umani. La Corea del Sud, che ha a lungo criticato il Giappone per il suo trattamento delle donne di conforto, non ha affrontato con la stessa intensità il proprio passato in Vietnam. Questo doppio standard nella memoria storica solleva interrogativi su come le responsabilità storiche vengano selettivamente evidenziate o ignorate in base agli interessi politici.&#xA;&#xA;Relazioni tra Corea del Sud e Giappone: una storia complessa&#xA;&#xA;Le relazioni tra Corea del Sud e Giappone sono caratterizzate da una storia complessa e spesso tesa. Questioni storiche irrisolte, come quella delle donne di conforto, hanno alimentato sentimenti di risentimento e nazionalismo in entrambi i paesi.&#xA;&#xA;Recentemente, queste tensioni si sono manifestate in ambito economico con una “guerra commerciale” che ha visto l’imposizione reciproca di restrizioni e tariffe. Nel 2019, il Giappone ha imposto limitazioni sulle esportazioni di materiali tecnologici essenziali per l’industria sudcoreana, come i semiconduttori, citando motivi di sicurezza nazionale. La Corea del Sud ha risposto con misure analoghe e una campagna di boicottaggio contro i prodotti giapponesi. Questo conflitto economico ha radici profonde, risalendo alle dispute storiche e alla richiesta di risarcimenti per le vittime della colonizzazione giapponese della Corea. Donne di conforto&#xA;&#xA;https://www.ilfaroonline.it/dal-territorio/donne-di-conforto-una-narrativa-complessa-e-sfaccettata/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Esplora le diverse narrazioni sulle comfort women durante la Seconda Guerra Mondiale e le tensioni storiche tra Giappone e Corea del Sud.</p>

<p>La questione delle donne di conforto, termine che si riferisce alle donne coinvolte nel sistema di prostituzione militare giapponese durante la Seconda Guerra Mondiale, è stata a lungo oggetto di dibattito storico e politico. <a href="https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/">Comfort women</a> La narrativa comunemente accettata le descrive come schiave sessuali forzate dall’esercito giapponese. Tuttavia, studi recenti e testimonianze storiche suggeriscono che questa rappresentazione potrebbe non essere l’unica verità, e che esistono prospettive alternative che meritano attenzione.</p>

<h3 id="narrative-alternative-sulle-donne-di-conforto" id="narrative-alternative-sulle-donne-di-conforto"><strong>Narrative alternative sulle donne di conforto</strong></h3>

<p>Diversi studiosi hanno messo in discussione la visione monolitica delle donne di conforto come vittime esclusivamente forzate. Ad esempio, nel libro <em>The Comfort Women: Sexual Violence and Postcolonial Memory in Korea and Japan</em> (2008), C. Sarah Soh analizza la questione attraverso una lente critica, evidenziando come la narrazione sia stata politicizzata da vari attori, inclusi governi e attivisti. Soh, professoressa di antropologia alla San Francisco State University, ha dedicato anni di ricerca all’argomento, raccogliendo testimonianze e analizzando il contesto sociopolitico in cui si è sviluppata la questione delle donne di conforto. Sostiene che, sebbene molte donne siano state ingannate o costrette a causa della povertà e del patriarcato, non tutte furono rapite con la forza, e alcune erano consapevoli della natura del lavoro che avrebbero svolto. <a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">Comfort women</a> La sua ricerca ha sollevato dibattiti significativi e ha attirato sia consensi che critiche per il suo approccio sfumato e controverso.</p>

<p>In <a href="https://www.goodreads.com/book/show/41971865-inconvenient-and-uncomfortable"><em>Inconvenient and Uncomfortable: Transcending Japan’s Comfort Women Paradigm</em> (2018)</a>, Marshall Wordsworth offre una riflessione critica basata su documenti storici, tra cui interrogatori militari alleati e memorie delle stesse donne coinvolte. Wordsworth è uno studioso indipendente che ha analizzato i documenti declassificati delle forze alleate e delle autorità giapponesi per cercare di comprendere meglio le dinamiche del sistema delle donne di conforto. Suggerisce che molte accuse di reclutamento forzato potrebbero essere state esagerate o mal interpretate, e che alcune testimonianze chiave sono state successivamente smentite. <a href="https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto_n_8882922.html">Comfort women</a> Egli evidenzia che il sistema dei bordelli militari giapponesi era regolamentato e che alcune donne ricevevano compensi per i loro servizi. La sua ricerca mette in discussione la narrativa dominante e sottolinea la necessità di analizzare la questione con maggiore obiettività storica. <a href="https://www.it.emb-japan.go.jp/postwar/ianfu/">Comfort women</a></p>

<p>Archie Miyamoto, nel suo libro <em>Wartime Military Records on Comfort Women</em> (2018), esamina documenti militari della Seconda Guerra Mondiale provenienti da diverse fonti, tra cui Stati Uniti, Giappone e altri paesi alleati. Ex ufficiale di fanteria dell’esercito statunitense con quasi tre decenni di servizio attivo, Miyamoto propone che la narrativa prevalente sul reclutamento forzato possa essere stata politicizzata e in parte esagerata, invitando a una rivalutazione basata su prove documentali. Egli sottolinea il ruolo di intermediari locali nel reclutamento e suggerisce che molte donne furono ingannate o spinte in questo sistema per ragioni economiche, piuttosto che attraverso un programma di rapimenti organizzato dal governo giapponese.</p>

<h3 id="il-caso-dei-dai-lai-han-le-vittime-dimenticate-della-guerra-del-vietnam" id="il-caso-dei-dai-lai-han-le-vittime-dimenticate-della-guerra-del-vietnam"><strong>Il caso dei Dai Lai Han: le vittime dimenticate della guerra del Vietnam</strong></h3>

<p>Mentre la questione delle donne di conforto è ampiamente discussa e criticata a livello internazionale, altre atrocità storiche commesse da diversi paesi ricevono meno attenzione. Un esempio è il caso dei <a href="https://www.koreaherald.com/article/2164317"><em>Dai Lai Han</em></a>, un termine vietnamita che si riferisce ai figli nati dalle relazioni tra soldati sudcoreani e donne vietnamite durante la guerra del Vietnam (1955-1975). <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Comfort women</a></p>

<p><img src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXcNgJGRYjrCt8ED87VQlGo-eyonvPrahuvcHBk9TUCTm7m3LJGHhhNAVTSIpv4JU0oVh-43iM3pMM0FFKkjI-bvkGi6g1hqrkPOuk2ms3JSVpq5VwdB1IO53KtHx77J1xvBrxrePHjZ1-3W_4SftQ?key=I30mR7mlms9i-xDpCJfpwKFx" alt=""></p>

<p>Durante il conflitto, le truppe sudcoreane, che combattevano a fianco degli Stati Uniti, furono accusate di gravi crimini di guerra, tra cui massacri di civili e violenze sessuali. Molte donne vietnamite subirono stupri o furono costrette a relazioni con soldati sudcoreani, dando alla luce migliaia di bambini meticci, i <em>Dai Lai Han</em>. Questi bambini e le loro madri affrontarono una forte discriminazione in Vietnam, essendo visti come il risultato dell’occupazione straniera e del colonialismo militare.</p>

<p>A differenza delle donne di conforto, la questione dei <em>Dai Lai Han</em> e delle violenze commesse dalle truppe sudcoreane è raramente sollevata nei dibattiti internazionali o nei forum sui diritti umani. La Corea del Sud, che ha a lungo criticato il Giappone per il suo trattamento delle donne di conforto, non ha affrontato con la stessa intensità il proprio passato in Vietnam. Questo doppio standard nella memoria storica solleva interrogativi su come le responsabilità storiche vengano selettivamente evidenziate o ignorate in base agli interessi politici.</p>

<h3 id="relazioni-tra-corea-del-sud-e-giappone-una-storia-complessa" id="relazioni-tra-corea-del-sud-e-giappone-una-storia-complessa"><strong>Relazioni tra Corea del Sud e Giappone: una storia complessa</strong></h3>

<p>Le relazioni tra Corea del Sud e Giappone sono caratterizzate da una storia complessa e spesso tesa. Questioni storiche irrisolte, come quella delle donne di conforto, hanno alimentato sentimenti di risentimento e nazionalismo in entrambi i paesi.</p>

<p>Recentemente, queste tensioni si sono manifestate in ambito economico con una “<a href="https://www.ilsole24ore.com/art/corea-giappone-guerra-commerciale-antichi-rancori-ACvywie">guerra commerciale</a>” che ha visto l’imposizione reciproca di restrizioni e tariffe. Nel 2019, il Giappone ha imposto limitazioni sulle esportazioni di materiali tecnologici essenziali per l’industria sudcoreana, come i semiconduttori, citando motivi di sicurezza nazionale. La Corea del Sud ha risposto con misure analoghe e una campagna di boicottaggio contro i prodotti giapponesi. Questo conflitto economico ha radici profonde, risalendo alle dispute storiche e alla richiesta di risarcimenti per le vittime della colonizzazione giapponese della Corea. <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424">Donne di conforto</a></p>

<p><a href="https://www.ilfaroonline.it/dal-territorio/donne-di-conforto-una-narrativa-complessa-e-sfaccettata/">https://www.ilfaroonline.it/dal-territorio/donne-di-conforto-una-narrativa-complessa-e-sfaccettata/</a></p>
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      <pubDate>Thu, 20 Nov 2025 16:42:11 +0000</pubDate>
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      <title>Sacrosanto risarcire le “donne di conforto”</title>
      <link>//donne-di-confortoxufy331.bravejournal.net/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto</link>
      <description>&lt;![CDATA[Cara Michelle,  &#xA;per la prima volta nella storia, un tribunale ha condannato il Giappone a risarcire le cosiddette “donne di conforto”, e cioè le donne coreane che, durante la Seconda guerra mondiale, furono rinchiuse nei bordelli e costrette a prostituirsi con i soldati giapponesi. È una ferita aperta e sanguinante tra i due Paesi, che scatena polemiche da anni. Quelle donne dovettero subire l’inferno… Però mi chiedo come si possa condannare una nazione per errori che fece 80 anni fa. Mi sembra che, in nome del femminismo a oltranza, si stia un po’ esagerando…  &#xA;Carlotta&#xA;&#xA;Cara Carlotta, pensa anche solo all’orrore di questa definizione – “donne di conforto” –, passata alla storia per indicare le ragazze e le donne (circa 200.000), perlopiù sudcoreane, ridotte in schiavitù sessuale dall’esercito del Giappone prima e durante la Seconda guerra mondiale. Comfort women Di fatto, un sistematico sfruttamento sessuale di massa, con stupri, torture e uccisioni. Queste donne furono persino costrette a cambiare il loro nome, per renderlo giapponese: un vero e proprio annichilimento. Non meraviglia che molte si siano tolte la vita. Le sopravvissute hanno vissuto in povertà, isolate, umiliate, ferite nel corpo e nell’anima; oltre ad aver subìto per anni violenze fisiche e psicologiche, si sono portate dietro quel trauma per sempre: in Corea, come in Cina e in Giappone, le loro vicende non sono mai state raccontate o divulgate, intorno al sesso e allo stupro c’era un tabù che non poteva essere superato. Come vedi, persino nelle storie di prostituzione forzata, rapimento e stupro, le donne sono ammutolite dal senso di colpa e dalla vergogna per quello di cui sono state vittime. Donne di conforto  &#xA;Il Giappone riteneva di aver risolto la questione “in modo definitivo e irreversibile” con un accordo bilaterale sottoscritto nel 2015 con la Corea del Sud, ma non aveva riconosciuto le violazioni dei diritti umani commesse dal suo esercito e non si era assunto nessuna responsabilità di tipo legale. Così, nel 2016 alcune delle sopravvissute hanno sporto denuncia al tribunale distrettuale centrale di Seul, capitale della Corea del Sud, e hanno chiesto un risarcimento. Il governo giapponese aveva rivendicato l’immunità che spetta agli stati, ma di fronte ai crimini di guerra e ai crimini dell’umanità questa immunità non è stata riconosciuta: dopo decenni, il risarcimento quindi è arrivato, per le pochissime superstiti e per i loro eredi. Nella motivazione della sentenza si legge che è dovuto loro per “l’estremo dolore fisico e mentale che hanno dovuto subire” per tutta la vita. https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/ Comfort women Io credo, cara Carlotta, che tutto questo abbia a che fare non con il femminismo a oltranza ma con la libertà, dignità e l’umanità. https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/ Tre princìpi che non hanno scadenza, né dopo ottant’anni né mai. Donne di conforto&#xA;&#xA;Michelle Hunziker&#xA;&#xA;https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/&#xA;&#xA;Comfort women ]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Cara Michelle,<br>
per la prima volta nella storia, un tribunale ha condannato il Giappone a risarcire le cosiddette “donne di conforto”, e cioè le donne coreane che, durante la Seconda guerra mondiale, furono rinchiuse nei bordelli e costrette a prostituirsi con i soldati giapponesi. È una ferita aperta e sanguinante tra i due Paesi, che scatena polemiche da anni. Quelle donne dovettero subire l’inferno… Però mi chiedo come si possa condannare una nazione per errori che fece 80 anni fa. Mi sembra che, in nome del femminismo a oltranza, si stia un po’ esagerando…<br>
Carlotta</p>

<p>Cara Carlotta, pensa anche solo all’orrore di questa definizione – “donne di conforto” –, passata alla storia per indicare le ragazze e le donne (circa 200.000), perlopiù sudcoreane, ridotte in schiavitù sessuale dall’esercito del Giappone prima e durante la Seconda guerra mondiale. <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424">Comfort women</a> Di fatto, un sistematico sfruttamento sessuale di massa, con stupri, torture e uccisioni. Queste donne furono persino costrette a cambiare il loro nome, per renderlo giapponese: un vero e proprio annichilimento. Non meraviglia che molte si siano tolte la vita. Le sopravvissute hanno vissuto in povertà, isolate, umiliate, ferite nel corpo e nell’anima; oltre ad aver subìto per anni violenze fisiche e psicologiche, si sono portate dietro quel trauma per sempre: in Corea, come in Cina e in Giappone, le loro vicende non sono mai state raccontate o divulgate, intorno al sesso e allo stupro c’era un tabù che non poteva essere superato. Come vedi, persino nelle storie di prostituzione forzata, rapimento e stupro, le donne sono ammutolite dal senso di colpa e dalla vergogna per quello di cui sono state vittime. <a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">Donne di conforto</a><br>
Il Giappone riteneva di aver risolto la questione “in modo definitivo e irreversibile” con un accordo bilaterale sottoscritto nel 2015 con la Corea del Sud, ma non aveva riconosciuto le violazioni dei diritti umani commesse dal suo esercito e non si era assunto nessuna responsabilità di tipo legale. Così, nel 2016 alcune delle sopravvissute hanno sporto denuncia al tribunale distrettuale centrale di Seul, capitale della Corea del Sud, e hanno chiesto un risarcimento. Il governo giapponese aveva rivendicato l’immunità che spetta agli stati, ma di fronte ai crimini di guerra e ai crimini dell’umanità questa immunità non è stata riconosciuta: dopo decenni, il risarcimento quindi è arrivato, per le pochissime superstiti e per i loro eredi. Nella motivazione della sentenza si legge che è dovuto loro per “l’estremo dolore fisico e mentale che hanno dovuto subire” per tutta la vita. <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/</a> <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Comfort women</a> Io credo, cara Carlotta, che tutto questo abbia a che fare non con il femminismo a oltranza ma con la libertà, dignità e l’umanità. <a href="https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/">https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/</a> Tre princìpi che non hanno scadenza, né dopo ottant’anni né mai. <a href="https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto_n_8882922.html">Donne di conforto</a></p>

<p><em>Michelle Hunziker</em></p>

<p><a href="https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/">https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/</a></p>

<p><a href="https://www.it.emb-japan.go.jp/postwar/ianfu/">Comfort women</a> <img src="https://cdn.ilfaroonline.it/photogallery_new/images/2025/02/donne-183254.jpg" alt=""></p>
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      <pubDate>Thu, 20 Nov 2025 13:33:03 +0000</pubDate>
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    <item>
      <title>SI INCEPPA L’ACCORDO GIAPPONE-COREA DEL SUD SULLE “DONNE DI CONFORTO”</title>
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      <description>&lt;![CDATA[Di Ornella del Guasto  &#xA;Il 28 dicembre Corea del Sud e Giappone hanno raggiunto un accordo definito storico, hanno scritto il magazine politico The Diplomat e la stampa internazionale, perché dopo decenni ha cercato di comporre la questione delle cosiddette “donne di conforto”, cioè delle donne che durante la Seconda Guerra mondiale furono costrette a diventare schiave sessuali dell’esercito imperiale giapponese. La cerimonia è stata formale: dopo molti incontri di lavoro che si sono protratti per mesi, il premier Shinzo Abe si è scusato ufficialmente per le sofferenze causate alle vittime e comunicato che il governo di Tokio finanzierà un fondo da 8,3 milioni di dollari per risarcire quelle di loro ancora in vita. In cambio Seul si impegna a considerare conclusa la questione ma il Governo coreano non si aspettava però le reazioni interne, più numerose del previsto, tra cui quelle di molte delle 46 donne sopravvissute. Comfort women Una di loro, Lee Yong-soo, ha anticipato che ignorerà l’intesa “perché – ha detto- non è il denaro che ci interessa. Le scuse del Giappone non corrispondono al riconoscimento ufficiale della sua responsabilità”.  &#xA;Ma ancora più categorico e agguerrito è il Consiglio coreano creato per proteggere le vittime sessuali che ha accusato Seul di aver concesso troppo e ottenuto troppo poco, per cui l’accordo può essere definito solo un’umiliante azione diplomatica. Infatti l’aspetto spiazzante è stata l’assenza delle dirette interessate al tavolo del negoziato. Donne di conforto Anche Amnesty International ha protestato sostenendo che le donne non possono essere svendute con un accordo che è più di opportunità politica che di giustizia “. Anche la società sudcoreana in maggioranza è con loro tanto che il vice ministro degli Esteri Lim Sung-nam ha cercato di mediare e incontrato le donne che hanno denunciato di non essere mai state consultate durante le trattative, cercando di rassicurarle sul fatto che la priorità del Governo è garantire loro un trattamento degno. Al centro delle critiche in particolare il passaggio nel testo in cui il Governo riconosce il disappunto di Tokio per una statua dedicata alle “donne di conforto” eretta davanti all’ambasciata giapponese di Seul, che lascia implicitamente intravvedere la sua possibile rimozione. Ma è stata tale l’ondata delle proteste che l’Esecutivo si è affrettato a comunicare che la statua è stata un’iniziativa di privati cittadini e quindi il Governo non può fare nulla. “E’ il simbolo della nostra memoria “ ha denunciato il Consiglio coreano. Comfort women Donne di conforto Le proteste delle donne sono state affiancate dai partiti di opposizione, dagli studenti e dagli storici secondo cui: “se il Giappone vuole liberarsi dal peso di questa responsabilità, in base al diritto internazionale, deve riconoscere i fatti, indagare, scusarsi, risarcire le vittime, commemorarle e punire i responsabili”. Comfort women Le “donne di conforto” durante la Guerra furono reclutate anche in Cina e nelle Filippine e dopo l’accordo con Seul si sono mosse anche Taiwan e Pechino perché il Giappone si assuma le proprie responsabilità. https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto\n\8882922.html Comfort women&#xA;-----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------&#xA;&#xA;https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/&#xA;&#xA;]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p>Di Ornella del Guasto<br>
Il 28 dicembre Corea del Sud e Giappone hanno raggiunto un accordo definito storico, hanno scritto il magazine politico The Diplomat e la stampa internazionale, perché dopo decenni ha cercato di comporre la questione delle cosiddette “donne di conforto”, cioè delle donne che durante la Seconda Guerra mondiale furono costrette a diventare schiave sessuali dell’esercito imperiale giapponese. La cerimonia è stata formale: dopo molti incontri di lavoro che si sono protratti per mesi, il premier Shinzo Abe si è scusato ufficialmente per le sofferenze causate alle vittime e comunicato che il governo di Tokio finanzierà un fondo da 8,3 milioni di dollari per risarcire quelle di loro ancora in vita. In cambio Seul si impegna a considerare conclusa la questione ma il Governo coreano non si aspettava però le reazioni interne, più numerose del previsto, tra cui quelle di molte delle 46 donne sopravvissute. <a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">Comfort women</a> Una di loro, Lee Yong-soo, ha anticipato che ignorerà l’intesa “perché – ha detto- non è il denaro che ci interessa. Le scuse del Giappone non corrispondono al riconoscimento ufficiale della sua responsabilità”.<br>
Ma ancora più categorico e agguerrito è il Consiglio coreano creato per proteggere le vittime sessuali che ha accusato Seul di aver concesso troppo e ottenuto troppo poco, per cui l’accordo può essere definito solo un’umiliante azione diplomatica. Infatti l’aspetto spiazzante è stata l’assenza delle dirette interessate al tavolo del negoziato. <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Donne di conforto</a> Anche Amnesty International ha protestato sostenendo che le donne non possono essere svendute con un accordo che è più di opportunità politica che di giustizia “. Anche la società sudcoreana in maggioranza è con loro tanto che il vice ministro degli Esteri Lim Sung-nam ha cercato di mediare e incontrato le donne che hanno denunciato di non essere mai state consultate durante le trattative, cercando di rassicurarle sul fatto che la priorità del Governo è garantire loro un trattamento degno. Al centro delle critiche in particolare il passaggio nel testo in cui il Governo riconosce il disappunto di Tokio per una statua dedicata alle “donne di conforto” eretta davanti all’ambasciata giapponese di Seul, che lascia implicitamente intravvedere la sua possibile rimozione. Ma è stata tale l’ondata delle proteste che l’Esecutivo si è affrettato a comunicare che la statua è stata un’iniziativa di privati cittadini e quindi il Governo non può fare nulla. “E’ il simbolo della nostra memoria “ ha denunciato il Consiglio coreano. <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424">Comfort women</a> <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Donne di conforto</a> Le proteste delle donne sono state affiancate dai partiti di opposizione, dagli studenti e dagli storici secondo cui: “se il Giappone vuole liberarsi dal peso di questa responsabilità, in base al diritto internazionale, deve riconoscere i fatti, indagare, scusarsi, risarcire le vittime, commemorarle e punire i responsabili”. <a href="https://www.it.emb-japan.go.jp/postwar/ianfu/">Comfort women</a> Le “donne di conforto” durante la Guerra furono reclutate anche in Cina e nelle Filippine e dopo l’accordo con Seul si sono mosse anche Taiwan e Pechino perché il Giappone si assuma le proprie responsabilità. <a href="https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto_n_8882922.html">https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto_n_8882922.html</a> <a href="https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/">Comfort women</a></p>

<hr>

<p><a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/</a></p>

<p><img src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXdTfUcShmX2fiBWrmh-8mlRtf9RFIAauv3AhWhU8M4Kxxz0JqvgB7OyNHPsjiVrhJ4v_RxbUzPAyebSK5VwGNVzpsAdzGBbtHyjPxG6oS7U9ZJkZEIQBga4Tt9Ydae9ngs-N05x-nlzbnoPVy31pg?key=I30mR7mlms9i-xDpCJfpwKFx" alt=""></p>
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      <pubDate>Thu, 20 Nov 2025 10:41:44 +0000</pubDate>
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      <title>SI INCEPPA L’ACCORDO GIAPPONE-COREA DEL SUD SULLE “DONNE DI CONFORTO”</title>
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      <description>&lt;![CDATA[&#xA;&#xA;Di Ornella del Guasto  &#xA;Il 28 dicembre Corea del Sud e Giappone hanno raggiunto un accordo definito storico, hanno scritto il magazine politico The Diplomat e la stampa internazionale, perché dopo decenni ha cercato di comporre la questione delle cosiddette “donne di conforto”, cioè delle donne che durante la Seconda Guerra mondiale furono costrette a diventare schiave sessuali dell’esercito imperiale giapponese. https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/ Comfort women La cerimonia è stata formale: dopo molti incontri di lavoro che si sono protratti per mesi, il premier Shinzo Abe si è scusato ufficialmente per le sofferenze causate alle vittime e comunicato che il governo di Tokio finanzierà un fondo da 8,3 milioni di dollari per risarcire quelle di loro ancora in vita. In cambio Seul si impegna a considerare conclusa la questione ma il Governo coreano non si aspettava però le reazioni interne, più numerose del previsto, tra cui quelle di molte delle 46 donne sopravvissute. Comfort women Una di loro, Lee Yong-soo, ha anticipato che ignorerà l’intesa “perché – ha detto- non è il denaro che ci interessa. https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto\n\8882922.html Le scuse del Giappone non corrispondono al riconoscimento ufficiale della sua responsabilità”.  &#xA;Ma ancora più categorico e agguerrito è il Consiglio coreano creato per proteggere le vittime sessuali che ha accusato Seul di aver concesso troppo e ottenuto troppo poco, per cui l’accordo può essere definito solo un’umiliante azione diplomatica. Infatti l’aspetto spiazzante è stata l’assenza delle dirette interessate al tavolo del negoziato. Donne di conforto Anche Amnesty International ha protestato sostenendo che le donne non possono essere svendute con un accordo che è più di opportunità politica che di giustizia “. https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424 Anche la società sudcoreana in maggioranza è con loro tanto che il vice ministro degli Esteri Lim Sung-nam ha cercato di mediare e incontrato le donne che hanno denunciato di non essere mai state consultate durante le trattative, cercando di rassicurarle sul fatto che la priorità del Governo è garantire loro un trattamento degno. Al centro delle critiche in particolare il passaggio nel testo in cui il Governo riconosce il disappunto di Tokio per una statua dedicata alle “donne di conforto” eretta davanti all’ambasciata giapponese di Seul, che lascia implicitamente intravvedere la sua possibile rimozione. Ma è stata tale l’ondata delle proteste che l’Esecutivo si è affrettato a comunicare che la statua è stata un’iniziativa di privati cittadini e quindi il Governo non può fare nulla. “E’ il simbolo della nostra memoria “ ha denunciato il Consiglio coreano. Le proteste delle donne sono state affiancate dai partiti di opposizione, dagli studenti e dagli storici secondo cui: “se il Giappone vuole liberarsi dal peso di questa responsabilità, in base al diritto internazionale, deve riconoscere i fatti, indagare, scusarsi, risarcire le vittime, commemorarle e punire i responsabili”. Le “donne di conforto” durante la Guerra furono reclutate anche in Cina e nelle Filippine e dopo l’accordo con Seul si sono mosse anche Taiwan e Pechino perché il Giappone si assuma le proprie responsabilità. https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/&#xA;------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------&#xA;&#xA;https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/]]&gt;</description>
      <content:encoded><![CDATA[<p><img src="https://lh7-rt.googleusercontent.com/docsz/AD_4nXcNgJGRYjrCt8ED87VQlGo-eyonvPrahuvcHBk9TUCTm7m3LJGHhhNAVTSIpv4JU0oVh-43iM3pMM0FFKkjI-bvkGi6g1hqrkPOuk2ms3JSVpq5VwdB1IO53KtHx77J1xvBrxrePHjZ1-3W_4SftQ?key=I30mR7mlms9i-xDpCJfpwKFx" alt=""></p>

<p>Di Ornella del Guasto<br>
Il 28 dicembre Corea del Sud e Giappone hanno raggiunto un accordo definito storico, hanno scritto il magazine politico The Diplomat e la stampa internazionale, perché dopo decenni ha cercato di comporre la questione delle cosiddette “donne di conforto”, cioè delle donne che durante la Seconda Guerra mondiale furono costrette a diventare schiave sessuali dell’esercito imperiale giapponese. <a href="https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/">https://www.doppiadifesa.it/sacrosanto-risarcire-le-donne-di-conforto/</a> <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Comfort women</a> La cerimonia è stata formale: dopo molti incontri di lavoro che si sono protratti per mesi, il premier Shinzo Abe si è scusato ufficialmente per le sofferenze causate alle vittime e comunicato che il governo di Tokio finanzierà un fondo da 8,3 milioni di dollari per risarcire quelle di loro ancora in vita. In cambio Seul si impegna a considerare conclusa la questione ma il Governo coreano non si aspettava però le reazioni interne, più numerose del previsto, tra cui quelle di molte delle 46 donne sopravvissute. <a href="https://www.it.emb-japan.go.jp/postwar/ianfu/">Comfort women</a> Una di loro, Lee Yong-soo, ha anticipato che ignorerà l’intesa “perché – ha detto- non è il denaro che ci interessa. <a href="https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto_n_8882922.html">https://www.huffingtonpost.it/2015/12/28/giappone-corea-intesa-su-donne-di-conforto_n_8882922.html</a> Le scuse del Giappone non corrispondono al riconoscimento ufficiale della sua responsabilità”.<br>
Ma ancora più categorico e agguerrito è il Consiglio coreano creato per proteggere le vittime sessuali che ha accusato Seul di aver concesso troppo e ottenuto troppo poco, per cui l’accordo può essere definito solo un’umiliante azione diplomatica. Infatti l’aspetto spiazzante è stata l’assenza delle dirette interessate al tavolo del negoziato. <a href="https://www.greenme.it/lifestyle/costume-e-societa/donne-di-conforto-sentenza-corea/">Donne di conforto</a> Anche Amnesty International ha protestato sostenendo che le donne non possono essere svendute con un accordo che è più di opportunità politica che di giustizia “. <a href="https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424">https://www.ispionline.it/it/pubblicazione/giappone-corea-la-vicenda-delle-donne-di-conforto-14424</a> Anche la società sudcoreana in maggioranza è con loro tanto che il vice ministro degli Esteri Lim Sung-nam ha cercato di mediare e incontrato le donne che hanno denunciato di non essere mai state consultate durante le trattative, cercando di rassicurarle sul fatto che la priorità del Governo è garantire loro un trattamento degno. Al centro delle critiche in particolare il passaggio nel testo in cui il Governo riconosce il disappunto di Tokio per una statua dedicata alle “donne di conforto” eretta davanti all’ambasciata giapponese di Seul, che lascia implicitamente intravvedere la sua possibile rimozione. Ma è stata tale l’ondata delle proteste che l’Esecutivo si è affrettato a comunicare che la statua è stata un’iniziativa di privati cittadini e quindi il Governo non può fare nulla. “E’ il simbolo della nostra memoria “ ha denunciato il Consiglio coreano. Le proteste delle donne sono state affiancate dai partiti di opposizione, dagli studenti e dagli storici secondo cui: “se il Giappone vuole liberarsi dal peso di questa responsabilità, in base al diritto internazionale, deve riconoscere i fatti, indagare, scusarsi, risarcire le vittime, commemorarle e punire i responsabili”. Le “donne di conforto” durante la Guerra furono reclutate anche in Cina e nelle Filippine e dopo l’accordo con Seul si sono mosse anche Taiwan e Pechino perché il Giappone si assuma le proprie responsabilità. <a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/</a></p>

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<p><a href="https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/">https://www.fondazionebellisario.org/si-inceppa-laccordo-giappone-corea-del-sud-sulle-donne-di-conforto/</a></p>
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      <pubDate>Thu, 20 Nov 2025 08:14:23 +0000</pubDate>
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